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conservazione del riso | il meal prep in sicurezza

conservazione del riso

conservazione del riso
Nel terzo appuntamento con il meal prep, parliamo di sicurezza alimentare. Dal momento che si tratta di un alimento diffusissimo e spesso alla base dell’alimentazione di molti, è bene occuparci della conservazione del riso e dei principali errori da evitare per non incorrere in pericolosi problemi di salute.

Sebbene non si presti normalmente attenzione al riso come veicolo di patologie, esiste la possibilità, tutt’altro che remota, di incorrere in una intossicazione da Bacillus Cereus, un microorganismo gram positivo, le cui spore sono ubiquitarie nel riso normalmente in commercio. Dal punto di vista microbiologico, le spore sono uno dei più efficaci stratagemmi per la riproduzione e il mantenimento di alcune specie batteriche gram +. Le spore, che altro non sono che cellule metabolicamente inattive, sono in grado di sopravvivere a temperature altissime o vicine allo zero assoluto, e in alcuni casi anche allre radiazioni ultraviolette. Le spore di Bacillus Cereus non fanno eccezione, per cui sono in grado di resistere al processo di cottura del riso.
Il riso cotto, se lasciato a temperatura ambiente, rappresenta un terreno di coltura ottimale, per cui le spore tornano allo stato vegetativo e iniziano a colonizzare il substrato. COme prodotto metabolico, durante l’accrescimento le colonie di Bacillus Cereus producono tossine: un tipo in grado di produrre vomito, l’altra invece viene prodotta nell’intestino tenue  ed è causa di crampi e violenti episodi di diarrea. Vediamo dunque quali strategie bisogna mettere in atto nella conservazione del riso per evitare certe spiacevoli conseguenze.

Conservazione del riso ottimale

il riso che viene cotto nell’ambiente domestico, dovrebbe poter essere rapidamente raffreddato e conservato, in contenitori a chiusura ermetica per evitare ulteriori contaminazioni, in frigorifero per un periodo massimo che va dai quattro ai sei giorni. Il freezer è una soluzione alternativa, che permette di conservare il riso, meglio se cotto a vapore, fino a sei mesi, purché le temperature non superino mai i -15°C

 

Conservazione del riso: il sushi è sicuro?

Sono certa che, quando avete iniziato a leggere questo articolo, abbiate temuto di dover abbandonare il  vostroamato sushi, ma c’è una buona notizia.
Il Bacillus Cereus non è un organismo particolarmente acido resistente; diversi esperimenti hanno mostrato che l’acido acetico è in grado di inibire la forma vegetativa di Bacillus Cereus, con un ph di circa 4.2. L’acidificazione del riso, procedimento alla base della produzione del sushi, è sufficiente quindi a ridurre la carica batterica e la pericolosità delle spore di Bacillus Cereus sopravvissute alla cottura. Un’ottima ragione per aggiungere tanti sottaceti alla nostra insalata di riso.

 

 

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Riso basmati al vapore

riso basmati al vapore

riso basmati al vapore

Questo è il tipico esempio di ricetta che avrei dovuto scrivere molto tempo fa, ma ho sempre rimandato dando per scontato che contemplasse una tecnica base nota a tutti.
Ho imparato a cuocere il riso basmati al vapore durante il mio primo anno di Medicina, dalla mia coinquilina italo/peruviana, in realtà la terza inquilina era una ragazza di Hong Kong, ma , sebbene chiunque si sarebbe aspettato che fosse lei a spiegarmi i segreti del riso, aveva l’enorme difetto di non aver assolutamente idea di come ci si dovesse preparare da mangiare.
No, sul serio, una volta fece bruciare l’acqua per il té…

Dato che l’atmosfera è internazionale cito la saggezza Indiana che vuole in un perfetto piatto di riso i chicchi siano come fratelli, vicini, ma non incollati tra loro.

Ma come ottenere un basmati perfettamente sgranato? Bastano tre ingredienti e poche attenzioni.

Alcuni suggeriscono di lavare il riso prima della cottura, io non l’ho mai fatto perché il riso basmati non è una qualità eccessivamente ricca di amidi, oltretutto una volta bagnato è più difficile misurarlo.

Innanzi tutto pesate la quantità di riso che volete cuocere e versatela in un contenitore che userete come misura, io di solito uso un bicchiere. Segnate ( anche solo a mente) il livello raggiunto dal riso e versatelo in una pentola dal fondo spesso.
Aggiungete mezzo cucchiaino di sale, se lo usate, ma non è necessario.
Adoperando lo stesso bicchiere, aggiungete al riso il doppio del suo volume  in acqua ( ad esempio per 1 bicchiere di riso,ne userete 2 di acqua; per 4 bicchieri di riso, 8 di acqua e così via).

Ora accendete il fuoco, fiamma media, e attendete che l’acqua arrivi a bollore.
Coprite la pentola con il suo coperchio, è importante che questo chiuda benissimo affinché non faccia fuoriuscire il vapore. Se non avete un coperchio a misura della vostra pentola, frapponete tra essi un foglio di carta stagnola che farà da sigillante.

Spegnete la fiamma e non toccate la pentola per 25-30 minuti.
Trascorso questo tempo il vostro riso sarà cotto al punto giusto, ancora caldo e perfettamente sgranato, pronto per completare i vostri piatti preferiti.

Note:
– questo metodo di cottura è perfetto per il riso basmati, il thai, il jasmine e il parboiled. Non va bene per il tipo integrale, purtroppo.

-Una volta freddo il riso puù essere congelato in sacchetti monoporzione, fino a sei mesi.

– Aggiungete il sale prima di versare l’acqua, così so distribuirà meglio.

-Non mescolate mai fino a fine cottura e non cedete alla tentazione di sollevare il coperchio prima del necessario.

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Barrette proteiche al riso soffiato.

Rispetto alle versioni precedenti delle mie  barrette proteiche fatte in casa, queste presentano un extra di carboidrati e grassi che insieme alla consistenza croccante le rendono fin troppo deliziose. Il riso soffiato fornisce, insieme al miele, carboidrati rapidamente assimilabili e i grassi monoinsaturi del burro d’arachidi mantengono stabile la glicemia a lungo consiglio quindi di riservarne  l’utilizzo a colazione o  per quelle occasioni in cui non si riesce ad organizzare un pasto ben bilanciato o per concedersi uno sfizio sano ogni tanto.  Trovate i valori nutrizionali in fondo alla pagina.

Ingredienti: ( dosi per dieci barrette)
100 g di riso soffiato ( preferibilmente non zuccherato)
3 scoop di whey del gusto che preferite
150 g di burro d’arachidi ( qui la mia ricetta per prepararlo in casa)
30g di cioccolato extrafondente di ottima qualità
60g di miele
essenza di vaniglia o altro aroma a piacere

Mescolate in una ciotola burro d’arachidi, miele e il cioccolato spezzettato e sciogliete tutto a bagnomaria ( o nel microonde per qualche secondo alla massima potenza).
Aggiungete le proteine e l’aroma e amalgamate il tutto con una spatola avendo cura di non lasciare grumi.
Versate il composto ancora tiepido sul riso soffiato e continuate a mescolare con l’aiuto della spatola finché tutto il riso non sia coperto dal composto di burro d’arachidi e miele.
Rovesciate l’impasto per le barrette proteiche  al riso soffiato in una teglia rettangolare coperta da un foglio di carta da forno e livellate bene con le mani, incidete il composto in dieci barrette e lasciate in frigo a solidificare per almeno un’ora.

Staccate le barrette proteiche al riso soffiato  dalla teglia e conservatele in un contenitore ermetico in frigorifero.

Note:
-aggiungete a piacere frutta secca o  pezzetti di cioccolato fondente calcolando a parte i valori
-per un risultato più preciso gli stampi in silicone sono perfetti, io ho usato questo
-le barrette si conservano in frigo fino a due settimane in contenitori ben chiusi ( tanto le finite prima)
-potete anche surgelarle in contenitori a tenuta ermetica.

Informazioni nutrizionali ( per una barretta)
proteine 9g
grassi 9g
carboidrati 14g 

( i valori possono variare in base ai prodotti utilizzati, leggete l’etichetta dei vostri ingredienti ! )

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Cheesecake proteica salata senza glutine

Lo avrete dedotto dai tempi  biblici che mi occorrono per aggiornare Le Fitchef, ma queste ultime settimane che precedono la pausa pasquale sono davvero sature di impegni per me.
Molti giorni fa vi avevo promesso la ricetta di questa cheesecake salata proteica, ed eccomi finalmente ad onorare la mia promessa. Questa versione è senza glutine, per la base ho infatti utilizzato la farina di riso Venere nero, privo di glutine e ricco di fibre.
Con un indice e un carico glicemico ridotto rispetto a molte altre qualità di riso, il riso nero Venere contribuisce a mantenere stabile la glicemia. L’alto contenuto di selenio e antociani ( che gli conferiscono l’intenso colore nero) ne fanno un alimento adatto a prevenire i danni da processi ossidativi derivanti da un allenamento intenso e a rallentare l’ invecchiamento.

Le dosi sono per circa otto dieci porzioni, preparate la cheesecake proteica con un giorno di anticipo e conservatela in frigo fino a quattro giorni.

Cheesecake salata proteica senza glutine, ingredienti :

per la base
60 g di farina di riso Venere Guerrini
20 g di olio di cocco Go Nutrition  e temperatura ambiente
2 cucchiai di acqua fredda

Per la farcitura
600 grammi di yogurt greco colato (non avete ancora provato a farlo in casa? )
2 uova intere
3 scoop di Go Whey protein  neutre
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
a piacere sale, pepe, erba cipollina, aglio granulare
una zucchina media

Riscaldiamo il forno a 180° e iniziamo col preparare la base della cheesecake proteica versando nel boccale del mixer tutti gli ingredienti per la base, azioniamolo fino ad ottenere un impasto grumoso.
Raccogliamo l’impasto per la base della cheesecake proteica e premiamolo con le mani, livellandolo bene, sul fondo di una teglia apribile del diametro di 26cm.
Inforniamo per 12 minuti. Facciamo raffreddare per pochi minuti fuori dal forno.

Intanto prepariamo la farcitura per la cheesecake proteica senza glutine.
Rompiamo le uova in una ciotola e sbattiamole con una forchetta, aggiungendo eventualmente il sale e le spezie.
Aggiungiamo le proteine in polvere e l’olio d’oliva e continuiamo a mescolare per amalgamare il tutto.
A questo punto incorporiamo lo yogurt greco colato ( dovrà essere molto sodo) al composto di uova e whey e mescoliamo con l’aiuto del cucchiaio di legno fino ad ottenere una crema soffice e senza grumi.

Versiamo la farcitura proteica ottenuta sulla base precotta e guarniamo la superficie ben livellata con una zucchina tagliata a rondelle sottili.

Cuociamo in forno caldo a 180° per 50 minuti. A fine cottura lasciamo che la cheesecake proteica si raffreddi in forno per ancora un’ora e mezza circa.
Quando sarà ben fredda lasciamo la cheesecake proteica a riposare in frigorifero per almeno una notte prima di consumarla.

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Crema di riso proteica alla cannella

Elena è bellissima e, come me, innamorata del Medio Oriente, qualche sera fa ha preparato il Sutlac, un budino di riso molto gustoso  tipico della Turchia.
La ricetta originale prevede l’aggiunta di panna e l’uso dello zucchero, ve ne presento allora una versione rivisitata e corretta arricchita con le whey.

Le dosi sono per 6 porzioni, potete prepararle in anticipo e conservarlo in freezer, oppure tenerlo in frigo in contenitori ermetici per tre o quattro giorni.

150 grammi di riso a chicco tondo ( tipo arborio)
1 litro di latte
10 grammi di maizena
10 grammi di amido di riso
dolcificante preferito a piacere
100 gr di whey
aroma di vaniglia a piacere
cannella a piacere

Cuocete il riso al vapore, non è necessario nessun macchinario bizzarro, vi basterà una pentola dal fondo spesso e dotata di un coperchio che chiuda alla perfezione, versateci dentro il riso, dopo averlo sciacquato per eliminare l’eccesso di amido, con il doppio del suo volume in acqua. Accendete la fiamma, coprite e appena l’acqua arriva a bollore spegnete il fuoco, lasciate coperto e dimenticatevene completamente per 30 minuti. Durante questo tempo non dovrete mai alzare il coperchio. Alla fine l’acqua sarà interamente assorbita e il riso cotto alla perfezione. Tenetelo da parte.
Setacciate le whey con gli amidi senza lasciare grumi.
In una pentola dolcificate il latte con lo sciroppo d’agave, aggiungete le proteine mescolando con una frusta e ponete su fiamma bassa, sempre mescolando. Addenserà in pochissimi minuti, toglietelo subito dal fuoco e aggiungete il riso che avete preparato in precedenza. Lasciate riposare in frigo per almeno tre ore prima di servire spolverizzato di cannella.

Grazie a Elena per l’idea e la foto <3

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Riso alle fragole, rose e aceto balsamico

Una ricetta tutta rosa realizzata con ingredienti primaverili che aggiungono tanto gusto (e charme), ma quasi zero calorie,  al solito riso. Le porzioni dipendono molto dalle vostre necessità, chi si allena sa già a quanto debba ammontare la sua quota di carboidrati, ma indicativamente occorrono.( per persona)

60 grammi di riso semi integrale
un cucchiaino di olio extravergine d’oliva
150 grammi di fragole mature
i petali di una rosa ( ma solo se siete assolutamente sicuri della provenienza, niente fiori di serra o lucidati con spray industriali, se non siete certi che siano petali “bio” ometteteli pure)
un cucchiaino e mezzo di Aceto Balsamico di Modena Giusti
un cucchiaio di yogurt greco 0,1% di grassi
brodo vegetale q.b.

Iniziamo col tostare il riso con il cucchiaino di olio d’oliva per tre minuti circa, avendo cura di rimestare continuamente, sfumare con l’aceto balsamico e aggiungere  il brodo vegetale coprendo il riso a filo, ( come regola generale il volume dell’acqua deve essere doppio rispetto a quello del riso ) abbassare la fiamma e coprire con il Magic Cooker. A metà del tempo di cottura indicato sulla confezione del riso aggiungere le fragole, eventualmente i petali di rosa e ricoprire fino a cottura ultimata.
A fuoco spento mantecare con lo yogurt e ancora mezzo cucchiaino di Aceto balsamico di Modena Giusti e guarnite con le fragole e i petali avanzati.

Con questa prima ricetta desidero ringraziare e dare all’azienda  Giusti un caldo benvenuto tra i collaboratori di Le FitChef.
La prima documentazione ufficiale dell’esistenza dell’attività della famiglia Giusti nella produzione e nella vendita di prodotti tipici modenesi: lambrusco, “salsicce fini” e soprattutto Aceto Balsamico, risale ai primi anni del 1600.

Da allora ad oggi la famiglia Giusti sì è distinta nella produzione di un Aceto Balsamico di altissima gamma, conseguendo nei secoli ogni tipo di riconoscimenti ed onori: autori della prima ricetta documentata di produzione dell’Aceto Balsamico (1863), vincitori di 14 medaglie d’oro durante gloriosi ed avventurosi viaggi nella mitteleuropa della belle-epoque, depositari del privilegio di esibire lo stemma della casa reale conseguito nel 1929. Tutto questo essendo da sempre a Modena il principale riferimento per l’aceto balsamico, invidiati custodi della più straordinaria acetaia esistente, composta da barili centenari di incalcolabile valore, contenenti anche rarissimi aceti balsamici pluricentenari ancora oggi venduti sulle aste di tutto il mondo a prezzi da capogiro. (fonte http://www.giusti.it/ita)

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