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Bigoli nobili al profumo di autunno

I bigoli nobili di Sgambaro sono probabilmente la migliore pasta che assaggerete mai.
I bigoli nobili nascono dalla tradizione veneta e prendono il nome dalla pressa impiegata nel processo di trafilatura. Creati dalla migliore semola dei campi Sgambaro, hanno un colore e una consistenza più intensi degli altri formati della stessa marca. La superficie di ogni bigolo è ruvida e porosa, molto più di quanto non si riscontri nelle paste tradizionali. Nel 1925 Tullio Sgambaro era noto in Veneto per le sue specialità culinarie e nel 1947 fondò il primo stabilimento Sgambaro presso Cittadella. Negli anni 60 i suoi figli lavorarono all’espasione dell’azienda aggiungendo mulini propri. La tradizione di famiglia si estende fino ai giorni nostri, i nipoti di Tullio oggi portano avanti la compagnia, con lo stesso rispetto per l’ambiente e le materie prime e una ricerca continua in termini di gusto, innovazione e risparmio energetico, impiegando esclusivamente grano duro italiano certificato.
Oggi, per il terzo appuntamento con Sgambaro, ho scelto un classico della mia tavola in questa stagione, scegliete i funghi che preferite, che siano raccolti da esperti, mi raccomando, per gli inesperti c’è il supermercato, puliteli con cura e godetevi il risultato

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Bigoli nobili al profumo d’autunno

ingredienti per 4 persone:

1 confezione di Bigoli Nobili Sgambaro
300 g di funghi a scelta ( per me champignon e porcini)
1 piccolo scalogno
1 spicchio d’aglio
due cucchiai di olio extravergine d’oliva
sale iodato e pepe nero macinato fresco
prezzemolo fresco

Pulite i funghi con un panno morbido, leggermente inumidito, avendo dura di eliminare tutta la terra, rimuovete le eventuali parti rovinate e affettate grossolanamente il resto.
In una padella dal fondo pesante fate scaldare l’olio, aggiungete lo scalogno tritato finemente, lo spicchio d’aglio e fate appassire un minuto.
A questo punto abbassate la fiamma al minimo e aggiungete i funghi, mescolate vivacemente e, mentre cuociono, lessate i bigoli nobili in abbondante acqua salata.
Scolateli al dente e fateli saltare per due minuti nella padella, insieme ai funghi, aggiungendo eventualmente uno o due cucchiai di acqua di cottura.
Una spolverata di pepe nero e di prezzemolo tritato al momento aggiungeranno il tocco finale al vostro piatto fumante di bigoli nobili al profumo d’autunno

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Restrizione calorica e longevità | cosa dobbiamo sapere

restrizione calorica

Mangiare meno fa vivere più a lungo?
Questa domanda stimola interessanti ricerche da molti anni, ma quanto c’è di solido dietro la  moda dilagante  del digiuno intermittente e di altri protocolli che si propongono come panacea?

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Restrizione calorica e autofagia:

Sin dagli anni 30, nei modelli sperimentali, principalmente saccharomices cerevisiae e topi,  si è osservato che una riduzione delle calorie introdotte con gli alimenti (a volte al limite della sopravvivenza) conduce ad una aumentata longevità e la maggior parte di questi studi correla con l’attivazione dei geni del complesso autofagico.

Facciamo un breve ripasso di biologia molecolare ricordando per sommi capi cos’è l’autofagia e in che modo interviene nel rallentamento dei processi degenerativi cellulari.
L’autofagia è un meccanismo adattativo, lisosoma mediato, che consente alla cellula di auto-generare substrati energetici e ridimensionare le proprie attività metaboliche per sopravvivere in condizioni di ridotto apporto energetico.
In medicina il fenomeno autofagico è studiato e sfruttato in campi importanti, come quello della lotta contro il rigetto post trapianto e contro i tumori ( sappiamo che I topi con inattivazione genetica di Beclina-1 o altri componenti del sistema autofagico hanno aumentata incidenza al cancro; la delezione mono-allelica di Beclina-1 si riscontra nel 40-75% dei tumori all’ovaio, alla prostata ed alla mammella nell’umano).
Si osserva inoltre che i geni per l’autofagia vengono progressivamente silenziati con l’età; modelli sperimentali hanno dimostrato che un’efficiente autofagia si correla con l’aumento della longevità (in Drosophila melanogaster ne aumenta la vita del 50%)

Per quanto questi dati possano essere entusiasmanti, è bene sottolineare che la quasi totalità di essi deriva da studi su topi, lieviti e moscerini della frutta, e che questi ultimi hanno un ciclo vitale che si esaurisce in pochi giorni mentre il topo vive in media tre anni.
Possiamo quindi applicare i risultati di questi test riguardanti la possibilità di allungare la vita all’organismo umano?

 

Gli studi sui primati

In tempi recenti, due importanti studi volti a valutare gli effetti a lungo termine della restrizione calorica sui primati, diedero inizio ad un importante dibattito in merito ai loro dati drammaticamente contrastanti.
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Uno dei due lavori ebbe inizio nel 1987 presso il NIA  National Institute of Aging. Lo studio si svolse su 120 esemplari, alcuni dei quali vennero sottoposti ad un regime alimentare dalla calorie ridotte del 30% ma con le stesse percentuali di nutrienti rispetto al gruppo di controllo, che continuò a mangiare normalmente per tutta la durata dell’esperimento.
Come riportato su Nature in un articolo del 2012, il gruppo in restrizione calorica non sembrò aver ottenuto vantaggi in termini di longevità. Questo contraddiceva totalmente quello di uno studio presentato in precedenza dal Wisconsin National Primate Research Center,  nel quale un gruppo di esemplari di età compresa tra i 7 e i 14 anni fu nutrito con un pellet contenente il 30% di calorie in meno rispetto a quello offerto al gruppo di controllo.
Il gruppo di controllo, in questo secondo studio iniziato nel 1989, mostrava un aumento dei fattori di rischio triplicato rispetto al gruppo sperimentale.

Le interpretazioni date a questa discrepanza di conclusioni furono molteplici, dall’età degli esemplari, alla differenza del contenuto in carboidrati nel pellet fornito agli animali per tutta la durata dell’esperimento.

Vivere di più mangiando meno?

 

Sebbene i ricercatori del NIA e del Winsconsin si affrettarono a specificare che gli studi sulla restrizione calorica rappresentano uno strumento di ricerca, non un suggerimento per uno stile di vita alternativo, negli anni passati in molti si sono appassionati all’argomento, spesso alla ricerca di facili guadagni .
Se è indiscutibile che oggigiorno una grossa fetta della popolazione si nutra in eccesso rispetto alle sue reali necessità, è altrettanto vero che una restrizione calorica del 30% rispetto ad una dieta normocalorica non è sostenibile da tutti, nel lungo periodo.
Le necessità caloriche dipendono da vari fattori, in rapporto con la costituzione organica e l‘equilibrio ormonale (es: ipertiroidei, necessitano di apporto calorico maggiore per il metabolismo basale aumentato; i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di un apporto calorico per kg di peso maggiore degli adulti, gli anziani necessitano di un apporto proteico aumentato,  etc.). Un’alimentazione corretta può inoltre prevenire numerose patologie, tra cui i tumori, soprattutto quelli riguardanti il tratto digerente, e le disfunzioni cardiovascolari. È da ricordare che il cibo, come altre sostanze, può dare dipendenza, attivando sistemi dopaminergici, del benessere e della ricompensa, meccanismo che spesso è alla base di gravi disturbi alimentari.

Ma, come abbiamo avuto modo di ribadire in altre occasioni, è necessario attuare un processo di prevenzione multifattoriale che promuova uno stile di vita sano, basato non solo su un’alimentazione equilibrata, ma anche sull’esercizio fisico, sull’astinenza da fumo, alcool e comportamenti a rischio.

Bisogna ricordare che gli arzilli centenari che ci vengono proposti come testimonial di un particolare regime dietetico, hanno probabilmente passato buona parte della loro giovinezza dedicandosi a lavori fisicamente impegnativi e comunque lontano dalle mollezze contemporanee.

Inoltre, Il minore introito calorico agisce nel ridurre la senescenza cellulare con 3 meccanismi molecolari:
– minore aterosclerosi e ridotto quantitativo di insulina (fattore di crescita) che induce una minore espressione di mTOR
– minore espressione di IGFR (riduzione nella produzione di ROS e del rischio tumorale)
– aumento delle Sirtuine;
ma tutti questi effetti possono anche essere frutto di un’attività fisica costante e moderata, decisamente più tollerabile e meno rischiosa di un drastico taglio calorico.

In conclusione, è preferibile mantenersi nel range di una dieta normocalorica, completa e integrata da una adeguata routine di esercizio fisico, prima di lanciarsi in esperimenti dietetici non ancora supportati da studi solidi.

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Spaghetti di farro Sgambaro al pesto rosso piccante

spaghett di farro al pesto rosso piccante

Gli spaghetti di farro biologico Sgambaro, sono i protagonisti della ricetta di oggi, omaggio ai sapori e ai colori dell’estate nel sud Italia.
I prodotti Sgambaro, già ospiti del nostro spazio, tornano accompagnati da un condimento ricco ed appagante, che apporta, oltre al gusto corposo, vitamina E, i benefici della capsaicina e il sole nel piatto con le benefiche virtù del pomodoro essiccato al sole.

L’azienda Sgambaro produce pasta ecologicamente sostenibile, a impatto zero, con il suo continuo impegno nel limitare le emissioni di Co2, attraverso il loro nuovo sito aziendale http://www.pastaecosostenibile.it/ è possibile seguire il viaggio dalla materia prima al prodotto finito, e apprezzare gli sforzi e l’impegno profuso dall’azienda per ridurre al minimo l’impatto negativo sull’ambiente.

Anche la ricetta di oggi è a Km 0, tutti i prodotti che ho impiegato per la sua ideazione e realizzazione nascono, quasi senza l’intervento dell’uomo, nella terra che mi ospita in questi giorni.

Pesto Rosso Piccante:

per 4 persone

60 g di pomodori secchi,
30 g di mandorle,
20 g di olio extravergine d’oliva,
mezzo spicchio d’aglio,
un peperoncino piccante fresco
40 g di ricotta vaccina fresca

350 g di spaghetti di farro biologico Sgambaro

Fate rinvenire i pomodori secchi in abbondante acqua tiepida per circa due ore.
Risciacquateli molto bene in acqua corrente per eliminare i residui di sale.
Sbollentate le mandorle per pochi secondi e con l’aiuto di un canovaccio pulito, eliminate le pellicine.

Intanto lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata.
Versate nel boccale del mixer i pomodori, le mandorle, l’olio extravergine d’oliva, lo spicchio d’aglio, il peperoncino spezzettato e due o tre cucchiai dell’acqua di cottura degli spaghetti. Azionate il mixer ad impulsi, dovrete avere un pesto grossolano, non troppo omogeneo.

Scolate la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione e versatela in una padella con il pesto rosso, un cucchiaio d’acqua di cottura, se necessario, e la ricotta vaccina fresca. Fate saltare gli spaghetti per pochi secondi, per dar modo ai sapori di amalgamarsi per bene e servite ben caldo.

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polpette di legumi speziate

polpette di legumi

Incidentalmente questa è una ricetta per le polpette di legumi è  vegan e gluten free, ma non fateci l’abitudine…

Questa è una preparazione salvavita in estate o per chi porta da casa i pasti al lavoro,  perché le polpette di legumi possono essere preparate in anticipo, sono molto buone anche fredde,  si conservano per diversi giorni in frigorifero e possono essere congelate senza problemi.

Potete usare i legumi che preferite, in questo caso ho impiegato un mix di ceci, lenticchie, fagioli di vario genere, possono essere cotti al momento, ma sono validissimi anche i prodotti in scatola, in entrambi i casi, lasciateli a scolare molto bene in un colino,  prima di utilizzarli. Naturalmente potete varia anche il tipo e la quantità di spezie, in base ai vostri gusti e alla vostra disponibilità.

polpette di legumi

 

 

Polpette di legumi : imgredienti e preparazione

 

400 g di legumi a scelta
un cucchiaio di spezie, io ho scelto Garlic and Herbs di Bulkpowder ma anche gli altri mix della serie Active Seasoning sono deliziosi e tutti senza sale aggiunto
una zucchina media (circa 200 g)
un cucchiaio d’olio d’oliva , 10 g
sale
30 g di farina di mais fioretto

la preparazione delle polpette di legumi è così semplice da risultare quasi imbarazzante.
Tagliate a pezzi la zucchina e versatela nel boccale del mixer insieme a tutto il resto, tranne la farina di mais. Frullate fino ad ottenere un composto omogeneo, se risultasse troppo molle, aggiungete la farina di mais.
Lasciate riposare il composto per 20-30 minuti in frigorifero per dare modo ai sapori di amalgamarsi e al mix di compattarsi.
Scaldate una padella antiaderente dal fondo spesso a fuoco medio, con l’aiuto di due cucchiai, o con le mani leggermente inumidite, formate delle polpette grandi più o meno come una pallina da golf, posatele sulla padella caldissima e schiacciatele leggermente con il dorso di un cucchiaio, abbassate la fiamma al minimo, coprite e lasciate cuocere 5 minuti prima di girarle.
Continuate la cottura per altri cinque minuti dopo averle girate e disponetele via via su un piatto.

Cuociono benissimo anche al forno, caldo a 180°C per 15 minuti circa.

Si accompagnano divinamente con una salsa fatta con yogurt greco, un pizzico di aglio granulare, una punta di senape e un cucchiaino d’olio d’oliva.

Se desiderate una versione più proteica, aggiungete fino a 50g di whey neutre, in questo caso la farina di mais potrebbe non servire.

Se siete carnivori incalliti, provate anche le polpette di pollo o quelle di ricotta ( sono le mie preferite in assoluto)

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Detox dopo le abbuffate, serve davvero?

Con qualche settimana d’anticipo rispetto agli altri anni, ci ritroviamo letteralmente sommersi da proposte commerciali che propongono diete, nuovi prodotti, metodi “tradizionali” e rimedi naturali per “disintossicarsi” dopo le abbuffate di fine anno.

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A noi di Le Fitchef piace pensare che l’unica disintossicazione efficace sia quella che si attua in centri specializzati nel recupero dei pazienti vittime di alcune gravi dipendenze; quanto invece viene proposto in questo periodo da riviste salutiste, pagine facebook e blogger in cerca di click, altro non è che lo sfruttamento dell’errata convinzione che pochi giorni di stravizi alimentari, si possano tradurre in un pericolosissimo accumulo di “tossine”.
Di solito, negli ambienti del benessere alternativo, il termine tossina indica una minaccia vaga e indefinita, che si annida nelle profondità del vostro organismo, in attesa di formare un esercito dalle folte schiere in grado di far fallire ogni vostro tentativo di entrare nei jeans dell’anno scorso.
Vediamo di chiarire due o tre cose.

Detox dopo le abbuffate: da cosa vuoi disintossicarti esattamente?

Iniziamo col dire che con il termine di tossina indichiamo una sostanza, di origine procariotica o eucariotica, in grado di svolgere un significativo ruolo patogenetico.
Tra le tossine di maggior rilevanza clinica ricordiamo la tossina botulinica (talvolta adoperata come arma biologica minore), la tossina tetanica e quella colerica.

Ci auguriamo che nessuna tossina sia venuta in contatto col vostro organismo durante le abbuffate natalizie, a meno che il vostro cenone di vigilia non prevedesse un risottino a base di amanita muscaria e per secondo un sashimi di Fugu con contorno di insalata di cubomedusa, in questo caso non sareste comunque qui a leggerci.

Benché l’ossessione per il detox dopo le abbuffate abbia preso sempre più piede nel corso degli anni, non esistono prove scientifiche che l’organismo necessiti di essere “disintossicato” e nessuno dei metodi finora pubblicizzati ( dall’acqua e limone a digiuno, all’oil pulling fino alla temibilissima pratica del lavaggio del colon) è mai risultato realmente utile.

I vari programmi di detox si basano sulla convinzione errata che, in seguito a stravizi alimentari, l’organismo necessiti di una severa restrizione calorica, l’utilizzo di ingredienti magici fino al completo digiuno affinché possa essere in grado di tornare a svolgere al meglio le sue funzioni.

Naturalmente la scarsità di nutrienti genera sintomi come emicrania, stanchezza, dolori diffusi, insonnia … ma il vostro guru, contando i vostri soldi, vi assicurerà che si tratta di segni che indicano che il detox sta funzionando a meraviglia.

In realtà il vostro corpo è perfettamente in grado di detossificarsi e ripulirsi dalle scorie  senza aiuti fantasiosi, lo sta facendo anche in questo momento, come in ogni ora del giorno, e tutto quello che potete fare perché continui a svolgere al meglio questa funzione è evitare di intossicarlo con sostanze la cui tossicità è accertata (alcool e fumo, in primis) e continuare a fornirgli una nutrizione adeguata affinché tutti gli organi preposti a questo scopo possano completare senza fatica il loro lavoro.

 

Chi detossifica il tuo corpo tra una moda e l’altra?

Chiariamo un concetto importante: non stiamo dicendo che errate abitudini alimentari non provochino danni, nel lungo periodo, è noto a chiunque, ma il corpo non necessita di speciali prodotti, formule o rimedi per ripulirsi quotidianamente dai prodotti di rifiuto del metabolismo.
Il fegato è il secondo organo più grande nel corpo umano ed è attraverso di esso, ogni sostanza estranea introdotta nell’organismo o scoria metabolica, viene filtrata e in caso di pericolo neutralizzata.
Il fegato è infatti in grado di disattivare elementi tossici che vi giungono in forma di alcool, sostanze chimiche,metaboliti fisiologici (bilirubina ed estrogeni) pesticidi, insetticidi, farmaci in modo che possano essere escreti prima che causino danni.
Ciò avviene:

– introducendo le molecole in vie metaboliche sintetiche (es ciclo dell’urea)

– solubilizzando ed eliminando con la bile le sostanze

Oltre a questo importantissimo compito, cruciale per la sopravvivenza, il fegato svolge numerosissime altre funzioni (circa 500) ed è coinvolto in quasi ogni aspetto del metabolismo.
Nell’epatocita avvengono tutte le reazioni metaboliche: la sintesi di proteine (albumina, fattori di coagulazione); il metabolismo lipidico( lipoproteine, colesterolo); il metabolismo glicidico.  Svolge inoltre funzione catabolica con l’eliminazione di metaboliti fisiologici e prodotti del catabolismo, produce la bile, fondamentale nella digestione dei grassi e per finire ha funzione digestiva con la produzione dei sali biliari., oltre a fungere da riserva di vitamina B12 e ferro.

 

I reni

Oltre a ricoprire ruoli cruciali nell’omeostasi, nella gluconeogenesi e nella regolazione dell’asse ormonale, i reni sono un potente ed efficace sistema in grado di filtrare 1200 ml di sangue al minuto ( circa il 21% della gittata cardiaca), ciò permette di liberare il sangue da cataboliti (come urea,prodotti finali degradazione emoglobina,creatinina, acido urico, metaboliti ormoni) e sostanze estranee come farmaci, pesticidi, additivi alimentari.

ma anche il colon, la pelle, i polmoni partecipano al costante lavoro di detossinazione dell’organismo, e non è certo un piatto di quinoa biologica a fornire un apporto sostanziale al miglioramento di un sistema già di per sé perfetto.

Permettetemi di riassumere con un’immagine i concetti chiave finora esposti

detox dopo le abbuffate

immagine originale su This Week in Pseudoscience

Non ha dunque alcun senso ricorrere a costosi, inutili e a volte rischiosi programmi di detox dopo le abbuffate .
Il miglior modo per mantenersi sani ed efficienti consiste nel non fumare, non assumere alcolici, se non con estrema moderazione, mantenersi in esercizio e nutrirsi per mezzo di un’alimentazione variata e bilanciata.

 

 

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consigli pratici per restare in forma durante le feste

in forma durante le feste

natale in forma

Il Natale si avvicina a grandi passi e molte persone, in questo periodo dell’anno, tendono non solo a trascurare il loro abituale regime dietetico, ma anche a guadagnare del peso extra, travolti dalle continue tentazioni che offre la tavola. All’aumento di peso tipico delle festività natalizie, contribuisce in gran parte la riduzione dell’attività fisica e dell’esercizio muscolare.
Moltissime persone infatti, hanno la tendenza ad accantonare il loro quotidiano impegno col fitness, preferendo dedicarsi ai rituali tipici di fine anno, dallo shopping, alle tombolate tra parenti all’assaggio compulsivo di delizie tipiche di questa stagione. Ed è soprattutto a causa dei loro sensi di colpa che le palestre tracimano nuovi membri all’inizio di ogni nuovo anno, con somma gioia dei gestori e l’incommensurabile disappunto dei vecchi avventori che preferirebbero non dover fare la fila per utilizzare i loro attrezzi.
In realtà restare in forma durante le feste non è affatto impossibile, basta seguire qualche semplice raccomandazione per godersi le feste senza prendere peso e senza necessariamente sembrare dei sociopatici

1 Fate uno spuntino prima di uscire:

Consumare uno spuntino, preferibilmente proteico e ricco di fibre, prima di partecipare agli occasionali aperitivi tra amici o alle impegnative cene tra parenti, può essere d’aiuto per evitare di buttarsi a capofitto su piatti succulenti e snack ricchi di sale e grassi non proprio salutari.

 

2 Selezionate gli snack con attenzione

Non tutti gli snack offerto dalle festività di fine anno sono assolutamente deleteri  per la forma fisica ( a proposito, potreste preparare dei sacchetti di frutta secca speziata da regalare ai vostri ospiti, trovate la ricetta cliccando qui  ), scegliete quelli a base di frutta e semi oleosi, ma se proprio non potete resistere alla specialità regionale che la nonna prepara appositamente per voi, solo in questa stagione, non offendetela e concedetevene un assaggino, compensando con una corsetta extra il mattino successivo.

 

3 Non saltare i pasti

Saltare i pasti nell’illusione di compensare gli sgarri del giorno precedente, porta solo a conseguenze controproducenti. Se vi siete concessi una fetta di pandoro gigante, il giorno dopo fate una colazione equilibrata e organizzate i vostri pasti come se fosse un giorno ordinario. Un solo sgarro non inficia i risultati di un anno di duro lavoro.

4 Bevete con moderazione

Non è necessario rinunciare al brindisi di fine anno, ma è meglio non sfruttare ogni occasione sociale per alzare il gomito o concedersi bevande ipercaloriche che normalmente non osereste neanche annusare.

 

5 Restate attivi per mantenervi in forma durante le feste

 

Sebbene sia difficile resistere alla tentazione di passare ogni singola ora spalmati sul divano a recuperare le puntate arretrate della vostra serie preferita, e appaia impossibile rinunciare alla 39esima replica natalizia di Una Poltrona per Due, fatevi coraggio e affrontate la vostra routine quotidiana prima che la vostra casa venga invasa da parenti anziani, desiderosi di pizzicarvi le guance facendovi notare che siete troppo magri, e cuginetti iperattivi che muoiono dalla voglia di battervi alla PS4.

 

6 Uscite di casa

 

Nessuno meglio di me comprende il vostro desiderio di rinchiudervi in casa, al calduccio, e lontani dalla frenesia natalizia, per i prossimi quindici giorni. Ma fatevi coraggio, approfittatene per lasciare la macchina a riposo e sbrigate a piedi le ultime commissioni, andate a trovare i parenti ( mai a stomaco vuoto), fate un giro alla pista di pattinaggio, aiutate la nonna a sistemare la soffitta, insomma, non aspettate sul divano che la palestra riapra.

 

7 Non saltate gli allenamenti di forza

Mantenere costante la routine per gli allenamenti di forza è fondamentale per conservare i risultati duramente conseguiti nel tempo, e con tutti i nutrienti extra ingeriti durante le feste, è meglio incrementare la massa magra che accumulare grasso.

 

8 Stabilite obiettivi realistici

Decidere di allenarsi per 50 minuti al giorno per restare in forma durante le feste, garantisce la possibilità di conseguire il proprio obiettivo. Iniziare a prepararsi per il triathlon di capodanno a partire del 20 di Dicembre potrebbe risultare un’impresa fallimentare… Buonsenso.

 

9 Anticipate i workout

Cercate di allenarvi al mattino presto, mentre chiunque altro non condivida la vostra passione sta ancora dormendo, vi eviterete fastidiosi commenti come “Eddai, ma è Natale…”

 

10 fatevi un regalo fit

Che sia un nuovissimo cardiofrequenzimetro ( avete visto il nuovo Polar? ), una slow cooker che preservi intatte le qualità nutrizionali dei vostri alimenti ( come questa ) o un gadget che possa migliorare le vostre qualità di fitchef (qui ne ho raccolto una selezione)  regalate e regalatevi qualcosa che possa rinnovare la vostra passione o accenderla in chi amate.

Buone Feste a tutti voi!

 

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Riso basmati al vapore

riso basmati al vapore

riso basmati al vapore

Questo è il tipico esempio di ricetta che avrei dovuto scrivere molto tempo fa, ma ho sempre rimandato dando per scontato che contemplasse una tecnica base nota a tutti.
Ho imparato a cuocere il riso basmati al vapore durante il mio primo anno di Medicina, dalla mia coinquilina italo/peruviana, in realtà la terza inquilina era una ragazza di Hong Kong, ma , sebbene chiunque si sarebbe aspettato che fosse lei a spiegarmi i segreti del riso, aveva l’enorme difetto di non aver assolutamente idea di come ci si dovesse preparare da mangiare.
No, sul serio, una volta fece bruciare l’acqua per il té…

Dato che l’atmosfera è internazionale cito la saggezza Indiana che vuole in un perfetto piatto di riso i chicchi siano come fratelli, vicini, ma non incollati tra loro.

Ma come ottenere un basmati perfettamente sgranato? Bastano tre ingredienti e poche attenzioni.

Alcuni suggeriscono di lavare il riso prima della cottura, io non l’ho mai fatto perché il riso basmati non è una qualità eccessivamente ricca di amidi, oltretutto una volta bagnato è più difficile misurarlo.

Innanzi tutto pesate la quantità di riso che volete cuocere e versatela in un contenitore che userete come misura, io di solito uso un bicchiere. Segnate ( anche solo a mente) il livello raggiunto dal riso e versatelo in una pentola dal fondo spesso.
Aggiungete mezzo cucchiaino di sale, se lo usate, ma non è necessario.
Adoperando lo stesso bicchiere, aggiungete al riso il doppio del suo volume  in acqua ( ad esempio per 1 bicchiere di riso,ne userete 2 di acqua; per 4 bicchieri di riso, 8 di acqua e così via).

Ora accendete il fuoco, fiamma media, e attendete che l’acqua arrivi a bollore.
Coprite la pentola con il suo coperchio, è importante che questo chiuda benissimo affinché non faccia fuoriuscire il vapore. Se non avete un coperchio a misura della vostra pentola, frapponete tra essi un foglio di carta stagnola che farà da sigillante.

Spegnete la fiamma e non toccate la pentola per 25-30 minuti.
Trascorso questo tempo il vostro riso sarà cotto al punto giusto, ancora caldo e perfettamente sgranato, pronto per completare i vostri piatti preferiti.

Note:
– questo metodo di cottura è perfetto per il riso basmati, il thai, il jasmine e il parboiled. Non va bene per il tipo integrale, purtroppo.

-Una volta freddo il riso puù essere congelato in sacchetti monoporzione, fino a sei mesi.

– Aggiungete il sale prima di versare l’acqua, così so distribuirà meglio.

-Non mescolate mai fino a fine cottura e non cedete alla tentazione di sollevare il coperchio prima del necessario.

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Insalata primaverile con fichi, speck e noci

insalata fichi speck

Ingredienti per 4 persone
100g di noci pecan
200g di fagiolini spuntati
4 fichi fioroni freschi, divisi in quarti
100 g di valerianella
100 g di speck di Asiago Fiordimaso affettato sottilmente
50 g di Dolce Sole Bio Fiordimaso senza lattosio
qualche foglia di menta fresca

Condimento
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di aceto di mele
1 cucchiaio di aceto balsamico
sale e pepe

questa insalata particolare unisce sapori insoliti e delicati che annunciano l’arrivo dell’estate, i fichi fioroni, tipici della tarda primavera, si sposano a meraviglia col gusto delicato e lievemente affumicato dello speck Fiordimaso, esaltato a sua volta dalla lieve tostatura delle noci pecan. Il tutto si presta ad accompagnare piatti leggeri di carni bianche.

Scaldate a fuoco medio una padella dal fondo spesso, aggiungete le noci pecan e lasciatele dorare, rigirandole molto spesso, per 3-4 minuti circa. Lasciatele da parte in un piattino a raffreddarsi.

Sbollentate di fagiolini in una pentola d’acqua bollente leggermente salata, basteranno solo due minuti dalla ripresa del bollore. Scolateli, raffreddateli sotto un getto d’acqua fredda, scolateli ancora e rimuovete l’eccesso d’acqua tamponandoli con carta da cucina.
Disponete i fagiolini sul piatto da portata insieme ai fichi, la valeriana, le noci pecan e la menta.
Aggiungete lo speck e il Dolce Sole Bio Fiordimaso entrambi tagliati in fette sottilissime
A parte preparate il condimento mescolando all’olio extravergine d’oliva i due aceti, il sale e il pepe.

Versate il condimento sugli altri ingredienti e servite immediatamente.

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Croque madame al tacchino

croque madame al tacchino

Ingredienti per 4 persone

8 fette di pane integrale
3 cucchiaini di senape
2 fette sottili di formaggio magro a scelta
200g di fesa di tacchino affettata sottilmente
2 pomodori a fette
1 cipollotto fresco affettato
1 cucchiaio di aceto bianco
4 uova
100g di spinaci baby
pepe nero
erba cipollina per guarnire

Il Croque Madame è un classico spuntino francese, normalmente ricco di grassi saturi, grazie alla presenza di prosciutto e formaggio, oggi vi propongo la mia versione alleggerita..
Disporre 4 fette di pane integrale sul piano di lavoro e spalmare di un sottile strato di senape, aggiungere il formaggio tagliato in fettine sottili, il tacchino e le fette di pomodoro, coprire con il cipollotto finemente tritato. Coprire con le rimanenti fette di pane a formare dei sandwitches
Scaldare una larga padella antiaderente a fuoco medio, abbassate la fiamma, disponete nella padella i sandwitches con cura e tostate il primo lato per 4-5 minuti. Girateli, sempre con molta cura, e fate tostare il secondo lato.

Nel frattempo ponete a bollire dell’acqua in una pentola, abbassate la fiamma, versate il cucchiaio di aceto e mescolate con un mestolo per creare un vortice. Facendo molta attenzione a non rompere i tuorli, aprite due uova e lasciate che cuociano per 3 minuti. Estraetele dall’acqua con l’aiuto di un mestolo forato e posatele in un piatto, mentre con lo stesso metodo cuocerete le rimanenti due uova.

Trasferite i 4 sandwitches in un piatto da portata, cospargeteli di foglie di spinaci baby, nel lavate e asciugate, aggiungete le uova in camicia e terminate aggiungendo il pepe nero e l’erba cipollina.
Servite caldissimi.

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Cuocere il riso tagliando le calorie

cuocere il riso tagliando le calorie
Una ricerca appena presentata da un team dello Sri Lanka al 249° meeting annuale dell’American Chemical Society presenta un nuovo metodo di cottura  del riso in grado di ridurre  a circa il 50% l’assimilazione dei carboidrati da parte del piccolo intestino.
La tecnica, semplice e a portata di chiunque, consiste nell’aggiungere all’acqua in ebollizione una quantitativo di olio di cocco pari al 3% del peso del riso crudo. Una volta terminata la cottura, il riso dovrà essere raffreddato in frigorifero fino a 12 ore.
Tale processo consentirebbe di convertire alcuni degli amidi contenuti nel riso in una forma non scindibile dagli enzimi digestivi.
Gli amidi resistenti, infatti,  vengono gestiti più come fibre che come carboidrati nell’ intestino tenue, nel quale, normalmente, i carboidrati vengono scissi in glucosio ed altri monosaccaridi prima di passare al flusso ematico. I ricercatori hanno dunque ritenuto che se avessero potuto convertire gli amidi digeribili in amidi resistenti ciò avrebbe potuto ridurre le calorie utilizzabili dal riso.
Il riso è infatti uno degli alimenti più ricchi di amidi e, come è noto, ogni volta che l’organismo converte i carboidrati in glucosio, questo viene trasformato in glicogeno, un polisaccaride stoccato nel tessuto muscolare ed epatico come riserva energetica, che verrà riconvertito in glucosio al bisogno.
L’eccesso di glucosio che non viene convertito in glicogeno finisce per essere stoccato come grasso, come avviene normalmente in un’alimentazione troppo ricca in carboidrati e non supportata da adeguata attività fisica.

Il processo di raffreddamento altererebbe l’architettura degli amidi anche in alcuni vegetali, come le patate dolci e i piselli, secondo un precedente studio pubblicato nel 2009
Inoltre, un successivo riscaldamento degli alimenti sottoposti a questo trattamente, non determina una riconversione degli amidi.

 

Ma è davvero possibile cuocere il riso tagliando le calorie?

I risultati di questa ricerca possono certamente apparire affascinanti, tuttavia è bene ricordare che la risposta metabolica nell’uomo non è necessariamente identica a quanto osservato in uno studio in vitro, come quello appena descritto, inoltre , sebbene la prospettiva di adoperare una simile tecnica possa apparire come una grande opportunità per contrastare l’obesità, sono necessari ulteriori approfondimenti e sperimentazioni allo scopo di ottenere dati applicabili su grande scala.

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Torta in barattolo

Cosa c’è di meglio di una fetta di torta per risollevare l’umore in una giornata grigia?
Una torta pronta in dispensa che non perde la sua morbidezza per molto, molto tempo.
torta nel barattolo
Il metodo di conservazione che vi propongo oggi permette di mantenere soffici e fragranti  per settimane porzioni di pane e torta in barattolo senza l’ausilio di conservanti sintetici.

Cos’è la torta in barattolo?

cuocere una torta in barattolo permette di sfruttare il calore e l’umidità residua della cottura per chiudere in maniera ermetica il contenitore nel quale abbiamo fatto cuocere il nostro dolce, mantenendolo soffice, ma senza il rischio che sviluppi microorganismi pericolosi per la salute.

I Barattoli

Il barattolo ideale per confezionare le torte a lunga scadenza ha l’imboccatura larga, il coperchio a vite nuovo di zecca e non presenta rientranze e decorazioni che possono rovinarsi con il calore. La capacità ideale per garantire una cottura omogenea è da 250ml (come questi, per esempio )

La sterilizzazione

Coperchi  e barattoli dovranno essere sterilizzati in acqua bollente per venti minuti e asciugati perfettamente prima dell’utilizzo. Potete riciclare vasetti di vetro giù adoperati per altre preparazioni, ma assicuratevi che i coperchi siano nuovi e senza alterazioni nella parte interna, in caso contrario la loro funzione protettiva non sarà assicurata.

Torta in barattolo, quali  ingredienti ?

Ogni impasto base si presta ad essere utilizzato per preparare la torta in barattolo. Per quelle in foto ho usato la ricetta della torta al cacao di Araba Felice che trovate a questo link , sostituendo 50 g di farina con 30 g di whey neutre e lo zucchero con 100g di stevia.
In genere gli impasti cotti in contenitori piccoli richiedono un tempo di cottura ridotto rispetto alla ricetta originale, per sicurezza, dopo 15 minuti di cottura fate la prova dello stecchino in ogni caso.

Torta in barattolo – procedimento

Prima di tutto sarà necessario imburrare e infarinare con cura ogni barattolo. Vi ricordo che è fondamentale che i barattoli siano stati sterilizzati e asciugati prima dell’uso, ne va della vostra salute prima che della riuscita della preparazione.

Nel caso delle preparazioni al cacao, come questa di Araba Felice, preferisco “infarinare” i barattoli con il cacao amaro, l’effetto estetico è migliore, soprattutto se la torta in barattolo è destinata a diventare un pensierino natalizio.

I barattoli così preparati andranno disposti su una placca da forno abbastanza grande da contenerli tutti, distanziati tra loro di qualche centimetro.

Accendiamo il forno alla temperatura prevista dalla ricetta e iniziamo con la preparazione dell’impasto.
Nella remota ipotesi in cui non siate amanti dei dolci, cimentatevi nella preparazione del pane proteico in barattolo, magari arricchito da verdure di stagione come i broccoli o la zucca .

Non appena l’impasto sarà pronto versiamolo, con l’aiuto di un cucchiaio, all’interno dei vasetti, riempiendoli solo fino a metà. Con uno strofinaccio eliminiamo ogni goccia di impasto eventualmente fuoriuscita e inforniamo la teglia contenente i barattoli.

Dopo circa 15 minuti controlliamo la cottura con uno stecchino lungo che, una volta estratto, dovrà essere asciutto e privo di residui di impasto.

A cottura ultimata estraiamo la teglia e i barattoli dal forno e, molto rapidamente e facendo moltissima attenzione, li richiudiamo con i coperchi precedentemente sterilizzati e asciugati. Il calore servirà a impedire la formazione di agenti patogeni e muffe, e l’umidità residua manterrà il contenuto del barattolo soffice e fragrante per molte settimane, quindi è necessario che questa operazione sia rapida e allo stesso precisa, aiutatevi con un paio di strofinacci e, vi prego, non ustionatevi.

Lasciate i barattoli ben chiusi sul piano di lavoro e dimenticatevene finché non sentirete una serie di sonori “POP”, sarà il segnale che la magia è avvenuta e il calore ha provveduto a sigillare ermeticamente la torta in barattolo. A questo punto potete scegliere se destinare la torta in barattolo alla vostra scorta di derrate in vista di un’apocalisse zombie oppure aggiungere un nastrino e un biglietto e trasformare i vasetti in adorabili e graditi regali di natale home made.

Ancora qualche raccomandazione…

-nel caso in cui non siate del tutto sicuri dell’avvenuta cottura all’interno di uno o due vasetti ( capita, alcuni forni non sono affidabilissimi) sistemate i vasetti in frigo e consumateli nel giro di pochi giorni, lo stesso destino sarà riservato a quelli che non hanno fatto “POP”.

-se per una qualche ragione non siete sicuri che i vostri vasetti abbiano fatto “POP”, sigillandosi ermeticamente contro le aggressioni di questo mondo ricco di insidie, vi basterà premere al centro di ogni coperchio. Se il coperchio in questione produce un “click”, il vasetto non è sigillato, in questo caso andrà riposto in frigo fino al momento del consumo. Se invece non produce alcun suono potete riporlo in dispensa o regalarlo.

– la leggenda narra che questo metodo garantisca una perfetta conservazione del contenuto fino a sei mesi. Io l’ho testato dopo un periodo di un mese e mezzo e la torta al cacao e proteine era soffice e profumata come appena sformata. Considerando la rapidità con cui le preparazioni proteiche tendono a diventare dure e secche, preparandole sottovuoto potrete consumare solo quello che vi serve senza dover sprecare il resto.

-l’impasto dei pancakes permette di ottenere ottimi tortini proteici da personalizzare a piacere

 

 

 

avocado/ Senza categoria/ snack salati

Avocado croccante

Banner-350x262-18-Giugno-2014_DEFINITIVI-CON-TESTOIl mondo vegetale ci offre un’infinità di alternative alle patatine fritte, l’avocado croccante è uno snack irresistibile, che apporta grassi monoinsaturi e micronutrienti preziosi quali vitamina K, folati, potassio, vitamina E, luteina, magnesio e le vitamine C e B6.

avocado croccante le fitchef

Avocado croccante : ingredienti per 4 porzioni

2 avocado
50 g di farina integrale
mezzo cucchiaino di paprika dolce
due albumi
50 g di crusca d’avena
1 cucchiaio di latte scremato50 g di parmigiano reggiano grattugiato
olio spray
sale iodato q.b.

preriscaldiamo il forno a 200*C e prepariamo una teglia ricoprendola con carta da forno

mentre il forno si scalda prepariamo la panatura mescolando in una ciotola la farina, il sale e la paprika. In una seconda ciotola versiamo gli albumi e il latte, sbattendo leggermente con una forchetta. Prepariamo infine un piatto nel quale avremo mescolato la crusca d’avena con il parmigiano.

Tagliamo gli avocado per il senso della lunghezza, estraiamo il nocciolo, priviamoli della buccia e ricaviamo tre fette da ogni metà, per un totale di 12 pezzi.

Procedendo un pezzo per volta, passiamo l’avocado prima nella farina, e dopo aver eliminato l’eventuale eccesso, intingiamolo prima nell’albume e infine nel mix di crusca e parmigiano.

Posiamo ogni pezzo di avocado croccante sulla teglia precedentemente coperta con carta da forno. Una volta che avremo impanato tutti i pezzi di avocado croccante spruzziamo un velo di olio spray e inforniamo per 15 minuti, girandolo solo una volta a metà cottura per ottenere una doratura uniforme.
Servite l’avocado croccante immediatamente, accompahnandolo con una fresca salsa a base di yogurt greco e spezie.

 

 

 

 

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4 motivi per scegliere l’hummus

 

hummus le fitchef

L’hummus è una salsa molto popolare nella cucina del Medio Oriente.

Questo snack piuttosto in voga è ricco di fibre e proteine, ma povero di grassi, caratteristiche che lo rendono un complemento perfetto in una dieta sana.

Tradizionalmente l’hummus contiene ceci, tahini, succo di limone, olio d’oliva, sale e aglio. La ricetta tradizionale può essere arricchita e personalizzata con l’aggiunta di altri ingredienti come peperoni dolci, peperoncino, tonno, spinaci…

1 I nutrienti contenuti nell’hummus possono aiutarti a controllare il peso

Il contenuto di proteine e fibre di una porzione di hummus promuove il senso di sazietà e stabilizzando la glicemia, fa sì che tale sazietà si mantenga a lungo. Due cucchiai di hummus contengono circa 2 g di proteine, fornite prevalentemente dai ceci, e 1,2 g di fibre che favoriscono il transito intestinale.

2 I ceci limitano il colesterolo cattivo

Alcuni studi  dimostrano che l’assuzione di questi legumi apporta numerosi benefici. Oltre a quelli già citati si osserva una moderata riduzione del colesterolo LDL plasmatico.

 

3 I ceci possono ridurre il rischio di contrarre alcuni tipi di cancro

In particolare i ceci e in generale i vegetali ricchi in folati, possono contribuire alla prevenzioni dei tumori correlati con le carenze sieriche di folati, come nel caso del cancro gastrico. Inoltre si ritiene che una dieta ricca di fibre sostenga i microorganismi intestinali che contribuiscono a prevenire il cancro del colon.

4 l’hummus è un piatto personalizzabile

La ricetta base dell’hummus può essere facilmente ottimizzata per le esigenze nutrizionali di ognuno, è possibile apportare un maggior contenuto proteico aggiungendo, in fase di preparazione sgombro o tonno al naturale. Per aumentare la quota di fibre invece si possono usare semi di lino macinato o crusca d’avena. E ogni genere di spezie ed erbe fresche secondo il proprio gusto.

Hummus : ricetta base

ingredienti:

400g di ceci lessati

150 ml d’acqua

2 cucchiai di succo di limone fresco

uno spicchio d’aglio pelato

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 cucchiaio di pasta di sesamo ( potete realizzarla a partire dai semi di sesamo, con lo stesso procedimento utilizzato per produrre il burro d’arachidi fatto in casa  )

sale iodato q.b. ( non è necessario se adoperate i ceci in scatola)

preparazione:

Scolate i ceci e versateli nel boccale del mixer insieme all’aglio, la tahini, il succo di limone e l’eventuale sale.
Frullate il tutto aggiungendo gradualmente l’acqua fino ad ottenere un composto cremoso. Ci vorranno circa due minuti.

versate il composto nel piatto da portata e versate l’olio extravergine d’oliva, io ho guarnito con paprika affumicata.

 

Come si conserva l’hummus?

L’hummus può essere conservato in frigo fino a tre giorni in un contenitore a tenuta ermetica o congelato fino a un mese.
Se il composto appare secco al momento dell’utilizzo, basterà aggiungere dell’altro olio extravergine d’oliva.

 

 

 

 

 

 

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Mini Tarts senza glutine alla bresaola


 

Da sempre la bresaola costituisce un alimento prezioso per chiunque segua un regime dietetico controllato, ricavata dalla stagionatura dei tagli più pregiati del manzo, la bresaola, tipica della Valtellina, per le sue caratteristiche nutrizionali non può mancare sulla tavola di un atleta. L’alto tenore proteico, l’apporto di ferro, minerali e vitamina,  insieme al  ridotto contenuto di lipidi, sono le caratteristiche nutrizionali che rendono la bresaola un alimento prezioso per gli sportivi e per chiunque desideri conquistare una migliore forma fisica.
D’altro canto, l’alto contenuto di sodio, tipico di ogni prodotto a base di carni stagionate, ha finora reso la bresaola un alimento da consumare con moderazione da parte di chiunque, per ragioni di salute o estetiche, avesse la necessità di seguire un’alimentazione iposodica.
Grazie ad un innovativo processo produttivo l’azienda Paganoni ha potuto abbassare di ben oltre il 20% il contenuto di sodio rispetto alle comuni bresaole in commercio. Dalla lavorazione del cuore di punta d’anca e per mezzo di una innovativa lavorazione meccanica che conferisce una particolare forma alla fetta nasce  Vestis, la prima bresaola a ridotto tasso di sodio che Paganoni ha ideato per venire incontro alla sempre più diffusa necessità di controllare l’apporto di sodio nel regime alimentare quotidiano.
Vestis, pur mantenendo inalterate le caratteristiche nutrizionali e organolettiche della bresaola tradizionale, è un prodotto adatto soprattutto a chi cerca un alimento ricco di proteine, ma che non generi ritenzione idrica.
Ho avuto modo di provare in anteprima Vestis e ho potuto apprezzarne il sapore delicato e per nulla stucchevole rispetto alle bresaole tradizionali, la carne, compatta e aromatica, è di consistenza scioglievole e piacevolissima e non tende a seccarsi se esposta all’aria come a volte capita alle fette tradizionali.


Per esaltarne il gusto delicato ho scelto di utilizzare Vestis per la farcitura di delicate minitarts senza glutine, accompagnandola con il sapore delicato della ricotta.

Ingredienti per 12 minitarts

90 g di farina di mandorle
1 albume
15g di olio di cocco
1 cucchiaio di acqua tiepida
sale q.b.

per la farcitura
80 g di ricotta magra
1 tuorlo
60 g di bresaola Vestis a basso contenuto di sodio
2 cucchiai di parmigiano reggiano
6 pomodori pachino

Preriscaldate il forno a 180°C
In una ciotola mescolate la farina di mandorle, l’albume a temperatura ambiente, il sale, l’olio di cocco e l’acqua. Impastate con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo e leggermente elastico.
Dividete l’impasto in 12 pezzi e schiacciatelo sul fondo di uno stampo da muffin dandogli la forma di piccole coppe.
Cuocete in forno caldo per circa 12 minuti.
Preparate intanto la farcia tritando finemente le fette di bresaola con l’aiuto di un coltello affilato.
Mescolate il trito di bresaola con la ricotta magra, il tuorlo e il parmigiano e amalgamate il tutto con un cucchiaio.
Dividete a metà i pomodorini, privateli dei semi e riducete la polpa a un trito fine.
Estraete la teglia dal forno e farcite le minitarts con il composto di ricotta e bresaola. Decoratene la superficie con un trito di pomodori pachino e bresaola.
Rimettete in forno le minitarts per ancora 7 minuti affinché la farcia si rassodi e servite a temperatura ambiente.



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Mini chocotarts ai lamponi per Unlamponelcuore





Sebbene siamo in Quaresima vi propongo un altro dolce ( l’ultimo di una serie lunghissima). Non è light, non è proteico, ma è un dolce buono.
 Buono perché mi consente di prendere parte a questa preziosa e benefica iniziativa con la quale  i food blogger che aderiscono a “unlamponelcuore” intendono far conoscere il progetto “lamponi di pace” della Cooperativa Agricola Insieme ,nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell’antica coltura dei lamponi e sull’organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull’aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall’inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola “ritorno” nella scelta del “restare”.



Ingredienti per circa 25 minitarts 

200 gr di cioccolato fondente spezzettato
200 ml di latte evaporato
25 lamponi freschi
90 gr di farina 00

2o gr di cacao amaro in polvere
60 gr di burro a temperatura ambiente 
40 gr di zucchero
1 tuorlo

Prepariamo la farcia al cacao sciogliendo a bagnomaria il cioccolato fondente con il latte evaporato. Quando il cioccolato sarà completamente fuso e amalgamato al latte evaporato, trasferiamo in una ciotola e lasciamo che si raffreddi per venti minuti.
Trascorso questo tempo riportiamo il composto a bollore e lasciamo raffreddare ancora, ripetiamo il procedimento per altre due volte e facciamo riposare per una notte intera.
Intanto, per preparare le minitarts, setacciamo la farina insieme al cacao in una ciotola. In un secondo recipiente montiamo il burro con lo zucchero con l’aiuto di una frusta elettrica, quando il tutto sarà montato aggiungiamo il tuorlo e continuiamo a montare per incorporarlo alla perfezione.
Aggiungiamo il mix di farina e cacao e impastiamo. Raccogliamo l’impasto in una palla, avvolgiamo in pellicola per alimenti e facciamo riposare in frigo per una o due ore.
Preriscaldiamo il forno a 180° C

Dividiamo l’impasto in venticinque palline uguali, schiacciamo ogni pallina in uno stampino da tartellette da 3,5 cm e congeliamo per dieci minuti in freezer.
Disponiamo gli stampini in una teglia e cuociamo per 8-9 minuti, lasciamo che le minitarts si freddino negli stampini per dieci minuti e successivamente trasferiamole su una gratella perché si freddino completamente.
Montiamo con le fruste elettriche il composto di cioccolato fino a che non sia ben gonfio, trasferiamolo in una sac à poche e usiamolo per farcire ogni minitarts, completiamo con un lampone.









CONSIGLIA Pasticcini di frolla montata